Rita Lisa's profile-=|¢ø|/|ë µñå ®ø§å ¡ñ µñ...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    November 26

    cosa cambia?

    Weekend senza infamia e senza lode.

    Questa settimana sono indecisa se trovarmi un motivo per disperare o rituffarmi nel tunnellellellell del divertimentooo…

    Il fatto è che devo ancora decidere se sentirmi l’attrice o il palcoscenico.

    Cosa cambia? Già.

    Vedete, immaginate che io sia un’attrice, che la mia vita non abbia niente a che fare con ciò che scrivo, con le persone che lo leggono, immaginate che io possa ascoltare le vostre risate, ma come rumori di fondo. Sareste per me nient’altro che visi sfumati, sbiaditi. Poco mi importerebbe dell’uomo infondo che dorme, tanto il biglietto l’ha pagato. E non farei niente per la donna accanto che lo guarda infastidita, il biglietto lo ha già pagato anche lei.

    Certo ci sono loro, in prima fila come sempre, so che ci sono anche se non oso guardarli, il mio cuore ha preso il ritmo di quando mi guardano attentamente… hanno portato le margherite, sento l’odore… e anche se sono visi sbiaditi, se sono l’applauso più forte che però non distinguo tra i tanti, il mio pezzo è per loro.

    Ma poi, infondo qui, sarei solo di passaggio.

    Ora immaginate che io sia un teatro. (E qui quelli con scarsa immaginazione sono pregati di abbandonare l’avventura) Porterei i segni di chi mi ha costruito, magari un’iniziale piccolissima di cui nessuno conosce l’esistenza, conserverei in un angolo la parrucca di Alberto, su uno specchio il rossetto di Anna, la gomma di un bambino annoiato lasciata gentilmente sotto il sedile, la caccola di un uomo grasso che proprio non voleva venire all’opera ma l’ha fatto per lei, le lacrime di lei che hanno sbiadito il rosso del sedile… dovrei accudire i fantasmi di tutti gli attori che mi hanno amato, e anche quelli degli spettatori affezionati…

     

    Guardo la firma che anche il più insignificante di coloro che sono passati nella mia vita mi ha lasciato addosso, e mi rispondo.

    Domani forse sceglierò di disperare, il periodo è propizio (iniziano i decori natalizi)…

     

    D’altronde c’è chi viene solo agli spettacoli più belli e chi non se ne perde uno.

     Cosa cambia?

    Puoi accendere una lampadina o aspettare che torni il sole.

     

     

    Riparato dall’ombra del cappello

    Aspetta la sua rosa alla porta degli attori

    Se ne van tutti e lei che aspetta dentro

    Piangendo.

    Non sappiamo cercarci,

    eppure siamo sempre così vicini.

    November 24

    Piovimi

    Una.

    Dimentichi di essere rimasta lì solo per questa.

     

    due.

    Un getto.

    Un fiotto.

    All’inizio ti eri protetta con la borsa.

    Poi hai pensato che infondo i piedi si bagnavano comunque.

    Hai guardato il tuo jeans scurito, ormai umido. Il 309 non arrivava, come ogni volta che hai sperato arrivasse presto.

    Come ogni cosa che speri arrivi nella tua vita come un miracolo, al momento giusto, senza dover chiedere o attendere.

    Hai pensato che una sola goccia, che bagni un po’ la frangetta e ti scenda piano sul viso, come una lacrima sofferta, ti avrebbe fatto bene… ti avrebbe resa più partecipe di quello scenario.

    Una. Due.

    Poi non le hai contate più.

    Eri lì a lasciarti pulire l’anima senza pensare a niente.

    Hai iniziato a ridere senza alcun motivo.

    Aprendo la bocca al cielo e tendendo le braccia per cingere l’aria e riempirla di affetto, dimostrandole tutta la gratitudine che provavi.

    Per la prima volta nella vita non l’hai fatto per sentirtela scivolare addosso, o per il gusto di girare con i fazzoletti per una settimana, o solo per avere un motivo in più per scaldarsi una cioccolata appena rientrata a casa.

    Per la prima volta hai sentito l’acqua attraversarti, passeggiarti dentro al posto del sangue e portarsi via tutto. E’ stato un attimo, o forse un secolo. Ti sei sentita la protagonista di tutti i tuoi romanzi preferiti, e anche tutte le donne della storia che hai sempre sognato di essere,e anche tutti gli uomini, e tutti i personaggi teatrali che avresti voluto interpretare,ed ogni scrittrice, ed ogni poeta… tutto in quell’attimo, o in quel secolo.

    E’ una questione di convergenze. Non c’era spazio per i perché, tutti i perché che invece oggi ti chiedi. Eri tu. Era la pioggia. Erano i capelli che iniziavano ad aderire al viso. Era il suono che ti pervadeva i pensieri, non lasciando passare i clacson,il traffico, le urla dei bambini nel negozio accanto…

    Sapevi benissimo dov’eri, esattamente dove sei ogni lunedì., i tuoi tanto odiati lunedì…eppure …

    eppure il sapore strano delle poche gocce che ti si sono posate sulla lingua, ti ha portato la risata di quel remoto nascondino.

    Quanti anni avevi? Sette? Otto? È una domanda che non ti sei posta!

    Hai preferito giocare d’anticipo e ridere.

    Dal ridere non ti sei nemmeno accorta che aveva smesso di cadere, e che l’ultimo 309 era appena andato. Sei rimasta con le braccia aperte ancora un po’, perché nel frattempo non ti eri nemmeno accorta che lo scenario ti aveva abbracciata.

    Non volevi di più… nemmeno un 309. Hai corso fino a casa lasciando che il vento ti asciugasse i vestiti addosso. starnutendo hai aperto la porta e sei corsa in bagno.

    La tentazione di riprovarci… doccia. Bagno. Doccia. Bagno.

    Stavolta non ci casco. Bagno.

    E’ inutile cercare di ricostruire situazioni illudendosi di ricostruire emozioni ad esse legate.

    Panta Rei.

    Anche se il fiume fosse lo stesso, non sarebbe la stessa acqua.

    Amen e grazie di questi colpi di genio improvvisi.

    November 15

    tra me e me, io sola.

    ?Instancabilmente fuggevole.?

    Minimamente ricompensato il mio odio delle metà. Non c’è niente tra una metà mela e l’altra metà, puoi mangiare prima una, poi ti tocca mangiare l’altra, ma non puoi nutrirti del vuoto che c’è tra esse. Allo stesso modo in cui non c’è niente tra il bianco e il nero, tra la felicità e la tristezza, tra il cielo e la terra… potete dipingerci un’ipotetica linea di confine e ipotizzare strati di aria dai nomi talmente scientifici che sembrano veri. Ma è solo aria.

    Stanca di fare un passo avanti ed un indietro, da troppo tempo robotizzata in questi movimenti meccanici senza cuore ed emozioni annesse. Ho chiuso gli occhi e mi sono fermata. Non so dirvi né se ho pensato a dove fermarmi né quanto ci ho pensato. Ma l’ho fatto. Non so dirvi se è il nero o il bianco, se è il cielo o la terra, la felicità o la tristezza, la prima metà mela o la seconda metà. Anche perché non sono mai stata convinta del fatto che si mangi prima la parte col verme, o in ogni caso, quella che meno ti piace, e poi quella bella, come quando mangi il pane e nutella torno torno per lasciarti il centro stracolmo alla fine… perché a parte nel caso della nutella, troppo spesso per seguire questa filosofia ho mangiato solo la parte col verme, perché poi, quella buona, non l’ho più trovata. L’avrà mangiata qualcuno più furbo o forse aveva un impegno urgente e non poteva aspettare. Tuttavia domenica mi sono presa la mia fetta buona com’è venuta ed è stato meraviglioso. Nessuna procedura sul come gustare, ma gustare e basta. Questo però mi ha dato una ragione in più per fermarmi.

    Qui, con la valigia da non fare e le persone da non studiare più. Non perché non ce ne sia bisogno, ma perché ho smesso.

    I conti tornano, e se non tornano fa niente, nessuno ha più voglia di farli. Non è mai troppo tardi per capire di essere sotto tiro dei tuoi stessi pensieri, di esserti messa lì da sola, intenzionalmente, di averli vestiti tu da soldati, di averli affilati tu come lame…

    per il solo gusto di farti male. Certe cose non si raccontano. A nessuno.

    Come una pantofola dimenticata in spiaggia a giugno. E rimasta lì.

    Sveglia. Respiri e ti riempi i polmoni come se lo facessi per la prima volta.

    Non c’è più bisogno di essere capita, di spiegarsi e dispiegarsi, di costruirsi un’isola e scendere e salire e andare e tornare e volare e atterrare, non accettare individui e poi soffrire la solitudine.

    Buttare via il grillo dalla spalla.  Non sono ovvia, e cretina mi aspettavo di esserlo, io e le mie pretese. troppi giochi di luce che non incantano e non disincantano.

    Finisce che in pochi ricordano il colore dei miei occhi o il mio strano nome che non è attaccato e non è separato da virgole, che si porta dietro una storia complicata di note stonate,giochi ridicoli e tenere follie.

    Io sono il mio nome.

    Come far capire una cosa così semplice?

     

    Bruciano le vecchie pagine del calendario che non avevo il coraggio di staccare.

    Per tutto il tempo che avrebbe potuto essere e non è stato.

    Fiera del coraggio di applicare quella foto sul mio letto, perché quei 4 gatti non ci sono più, ma sono stati.

    E ti accorgi che odiando le mezze cose, ricominci da metà.

    Metà novembre. Non hai neanche un mese avanti.

    Niente prende il posto di niente.

    Nessuno di nessuno.

    Ci sono metà che restano le tue metà

    E metà che arrivano per essere metà altrui che ti tengono compagnia.

    Questo è quanto.

    Buon week end.

     

    tra me e me, io sola.

     

    lo stesso filo tra cielo e mare

     

    rumori forti

    fuori

    dentro

    confondono.

    le più immense distanze

    di cui il respiro riscalda il tuo collo.

    gli abbracci più stretti

    che non scaldano il cuore.

    ma tra me e me, resto io sola.

    niente intermediari.

    November 11

    Verità :l'arte di sbagliare

    Buongiorno ,mi presento, sono Verità.  La più vera e assoluta, l’unica che accompagna questo pianetino sin dalla sua nascita e, a differenza di questo, mi porto ancora bene i miei annetti. 

    Sono proprio io quella che vi fa arrovellare il cervello a ogni piccolo passo della vostra insignificante vita, sono proprio io il punto esclamativo che ognuno cerca per le proprie domande.

    Ho fatto impazzire i più grandi geni, filosofi, fisici, matematici, psicologi,ricercatori,antropologi,investigatori.

    Sono famosa per essere il più grande peso che si mette sulla coscienza. Hanno inventato metodi e metodologie per avere la certezza di trovarmi…ahahah quante risate mi sono fatta a pensare che mi sono spesso nascosta proprio laddove mai e poi mai mi avrebbero cercata.

    Il mio nome quasi mai è sinonimo di certezza!

    Questa è la differenza tra me e la Terra, lei vi ha amato così tanto, vi ha abbracciato, vi ha mostrato le sue debolezze e zacchetè me l’avete fatta invecchiare in 10 anni più di quanto sia invecchiata in 3 miliardi.  Io no, sempre furba e diffidente ho preferito cedermi a pochi eletti, e ad ogni modo mi sono ceduta a loro in un modo in cui non lo potessero comunque dimostrare a nessuno… non mi piace quando mi schematizzate e catalogate e liquidate in poche parole.

    Oggi però sono felice e voglio svelarvi un segreto che in realtà conoscete tutti, ma che capite in pochi, pochissimi. Molti di voi, per amor mio, odiano Errore. Stupidi, e non sapete quanto. Io  sono l’amante e la sposa dell’Errore e forse l’unico modo che avete per avvicinarvi a me è proprio seguire lui e le sue strade.

    L’errore più grande che potete fare è biasimarlo o addirittura temerlo… che grande torto che fareste a voi stessi e al grande dono che vi risiede in testa.

    Dogmatismi, proprio quelli in cui vi rintanate e di cui vi fortificate… mai e poi mai sono stata lontanamente prossima ad ognuno di essi!

    Il perfezionismo patologico è quanto di più vi blocca in una palude di specchi, di immagini falsate e illusorie.

    Popper ricorda <Evitare l’errore è un ideale meschino>

    Attenzione però, a seguire la strada dei PROPRI errori e non di quelli altrui, non additate gli errori degli altri sperando di velare i propri… è una meschinità che non ho mai premiato.

    E lo stesso grande Wilde ci ricorda che “Esperienza è il nome che diamo ai nostri errori.”

     

    Io sono ovunque e da nessuna parte, sono in un fiore, in un sorriso, in uno sguardo, in una teoria, in un’equazione, nel pianto di un neonato,nel viso di un amico che non saluta più… E vado cercata nelle cose, non in chi parla Delle cose. Io non mi muovo, non fuggo mai. Il più delle volte siete voi a non vedermi o a non volermi vedere. Costruendo su di me, partendo da me. Dandomi mille facce a seconda della voce che mi descrive.. ed io mi vedo lì, di fronte a voi in tutta la mia semplicità, e mi sento storpiare di bocca in bocca. Siete vigliacchi. E’ quando risiedo nelle cose più comuni che non sapete affrontarmi…

    e a me questo fa paura…a voi no?

    Ad esempio quando per trovarmi basta parlare, non ciarlare col mondo, ma parlare con uno… nei peggiori dei casi addirittura basta sorridersi. E questo accade per le verità intime, psicologiche, quelle che nascono laddove due mondi si intersecano, e che restano lì, sole e abbandonate, quando due mondi si dividono… e come bambini dispettosi si danno le spalle, invece di girarsi a guardare la verità della loro unione!!! 
     
     

     

    <Se non puoi piacere a tutti con le tue azioni e la tua arte, piaci a pochi… piacere a molti è male>> Klimt